Nunzia Macci, Agricoltore, Priverno (LT)

Antonio Pittore: che sorpresa!!! premetto che il mio approccio a qualsiasi forma d'arte è emozionale non avendo né le conoscenze e né le competenze per potermi permettere una critica. il vino mi piace se è buono e non mi fa venire il mal di testa, il tramonto mi emoziona per l'esplosione di colori e così mi emoziona la pittura di Antonio. in un modo ancestrale: senza sovrastrutture. devo dire che è stata una bella sorpresa. grazie antonio

Eros Ciotti, Architetto, Roccagorga (LT)

Osservare un dipinto di Antonio De Nardis è come trasportarsi verso un’infinità di luoghi non definiti e sensazioni da decifrare. Riesci ad intuire e poi vedere un laboratorio di falegnameria in posa, una stradina tortuosa pavimentata di ciottoli scomposti dove un ragazzino sul triciclo lanciato a tutta velocità scippa ciliegie dal cesto di una donna, oppure un sacerdote che nell’alzare il calice si rovescia addosso il vino o ancora un paesaggio pieno di automobili rottamate con un cane che cerca proprio lì qualcosa da mangiare. Nei suoi quadri, in un’apparente ed equilibrata confusione, dominano insieme i colori primari e la classicità di forme sconosciute, che non è una contraddizione in termini, ma esattamente il valore della sua creatività. Pur sembrando, non c’è nulla di casuale, sia nelle contrapposizioni cromatiche come nelle infinite intersecazioni di oggetti e figure geometriche. La sua fonte ispirativa in sostanza non sono i paesaggi, le persone o il sole con la luna ma è la vita stessa nel suo complesso quotidiano e nelle sue forme effimere che di volta in volta si rimodellano intorno ad un’idea di composizione pittorica che fatica a rimanere circoscritta nello spazio ristretto di un dipinto. Per Antonio De Nardis dipingere è dominare quelle forme classiche sconosciute lasciando al riguardatore il diritto di interpretare sperando di essere riconosciuto. Perché n fondo ogni suo quadro è un autoritratto.